IL ROMANICO APPENNINICO

© foto Aniceto Antilopi

ARCHITETTURA ROMANICA NELLE CHIESE DELL’ APPENNINO BOLOGNESE

A cura di Bill Homes

Lavorare a questa ricerca con Renzo Zagnoni e Aniceto Antilopi è stato per me un grande piacere ed un’esperienza molto interessante ed anche avventurosa, che è durata almeno due anni.

Quando Renzo mi propose questo lavoro comune io pensai che, a parte gli esempi più importanti di chiese romaniche come quelle di Panico, Montepiano e Montovolo, ce ne fossero solamente altre due o tre nella zona qui presa in considerazione: avevo davvero completamente sottovalutato il gusto italiano volto a costruire chiese nei primi secoli del secondo millennio! quando, come scrisse Rodolfo il Glabro, l’Europa rigettò ogni anticaglia per rivestirsi di un bianco manto di chiese.

Renzo, in realtà, conosceva bene la situazione ed in pochi minuti compilò una lista che comprendeva già ventisei chiese.


 


Quando cominciai a studiare gli esempi contenuti in quella lista, due cose mi apparvero subito evidenti: la prima fu che queste chiese non sono una collezione di edifici costruiti per caso in un certo periodo e che non hanno nient’altro in comune; si tratta invece di un fenomeno che ancor oggi si mostra in un gruppo di chiese che appartengono alla stessa famiglia sia dal punto di vista architettonico sia da quello delle tecniche usate per la costruzione. La seconda constatazione che subito affiorò è che, in tanti casi, poco è rimasto degli edifici originali romanici.

Da queste due osservazioni apparve subito evidente che nella maggior parte dei casi non si trattava semplicemente di studiare e descrivere ciò che oggi è rimasto, ma anche di avanzare ipotesi sulla loro forma originale, fondate sull’osservazione e sulla documentazione storica ed iconografica. In molte altre situazioni un’operazione di questo tipo si sarebbe rivelata sicuramente azzardata, ma in questa zona in cui la maggior parte dei resti degli edifici mostra analogie così spiccate, risulta possibile dedurre dagli esempi più completi le ipotetiche ricostruzioni di quelli peggio conservati, con buone probabilità di cogliere nel segno.

Questo ha fatto sì che per me ogni chiese diventasse quasi un puzzle i cui pezzi erano le piante dei resti romanici, le informazioni tratte da precedenti studi, le antiche immagini ed altri documenti. Tutte questi informazioni mi hanno permesso, una volta messi assieme i pezzi e completato il puzzle, di fornire quella che ritengo sia la migliore immagine possibile delle originali chiese romaniche.


Tratto da : Il romanico appenninico: bolognese, pistoiese e pratese, valli del Reno, Limentre e Setta.
Gruppo di Studi Alta Valle del Reno.